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Quella del '34 |
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La sera del 16 agosto 1934 ebbe fine in maniera traumatica il famoso patto a quattro fra Tartuca, Oca, Nicchio ed Onda. |
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Il TONO mosse i suoi primi passi nel 1928, ma ebbe la sua definitiva consacrazione dopo il Palio di luglio del 1930 con la violenta rottura fra Onda e Torre. Già nel 1928 i tre drappelloni furono conquistati da Oca, Nicchio ed Onda, poi dal 1930 al 1934 il TONO lasciò alla consorelle solo le briciole. Infatti, solo nel luglio del 1931 e del 1934 a vincere furono Aquila e Civetta, a secco rispettivamente dal 1906 e dal 1893. Per il resto fu un dominio incontrastato del TONO, nel 1933 arrivò addirittura il cappotto della Tartuca, destinato a rimanere a lungo l'unico di questo secolo. Insomma i risultati lusinghieri di questa alleanza lasciavano poco spazio ai dubbi, i meccanismi erano talmente consolidati da permettere alle dirigenze delle quattro contrada di gestire a proprio piacimento i partiti. Ma qualcosa andò storto in quel lontano 16 agosto e le conseguenze di quei fatti furono molto pesanti per tutte le componenti del TONO, che per riorgannizzarsi e tornare al successo aspettarono dai tredici anni del Nicchio, passando per i quattordici dell'Oca, per arrivare ai diciotto di Onda e Tartuca. Ma cosa accadde in quel Palio da provocare una rottura così traumatica, già dalla tratta sorsero i primi problemi, infatti i due big Folco e Ruello furono esclusi, l'incertezza era tale da non permettere agli strateghi del TONO di delineare un piano preciso. Si decise di puntare sull'Oca che montò il Meloncino, vincitore nel luglio precedente, su Wally soggetto abbastanza esperto che pare fosse il più affidabile in un lotto comunque mediocre. Nonostante ciò qualcuno nel Nicchio, con in testa il fantino Pietrino, iniziò a credere nelle grandi possibilità di successo dello sconosciuto Lampino, tuttavia, ignorando l'ottimismo del fantino, la dirigenza nicchiaiola preferì seguire un'altra strategia che non aveva come obiettivo la vittoria. Pietrino, da buon marpione, capì la situazione e cercando i soldi dell'Oca in corsa favorì palesemente la contrada di Fontebranda, infatti trovatosi in prima posizione non solo fece passare Meloncino ma riuscì anche a frenare la rimonta di Cittino che correva nell'Aquila. Mentre nell'Oca si festeggiava, nei Pispini successe di tutto. Gli abiti di Pietrino furono stracciati ed appesi sui pali dell'illuminazione pubblica, la dirigenza fu, per usare un eufemismo, sfiduciata, i più turbolenti erano pronti ad andare a cercare gli ocaioli non certo con buone intenzioni. Nel Nicchio si decise di rompere l'alleanza con l'Oca, di conseguenza il Tono si sfaldò con le conseguenze già descritte in precedenza. Fra le due contrade iniziò un'accesa rivalità che si è estinta solo quando i rapporti tesi fra Nicchio e Montone hanno fatto in modo che l'inimicizia con l'Oca passassse in secondo ordine fino a rientrare quasi del tutto. Ancora oggi molti vecchi nicchiaioli considerano sempre l'Oca come loro rivale e non vedono di buon occhio i normali rapporti fra le due contrade. I nicchiaioli più giovani sentono solo la riconosciuta rivalità con il Montone, dimenticando le ruggini di quel Palio di sessantacinque anni fa, che un celebre sonetto ricorda come : "Quella del '34". |
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Fonti consultate: |