| Nella Siena di fine ottocento, primi novecento, quando si voleva augurare del male ad una persona
non di rado si usava questa espressione: "Che Dio ti faccia Capitano della Torre col cavallo
bono". Da ciò è facile intuire che fare il Capitano nel Palio non dev'essere mai stato troppo agevole, anche quando si vinceva il cencio. Nel 1897, per esempio, la Giraffa fece cappotto, ma il Capitano Ezio Mori fu cacciato dal Priore Bruttini dopo la vittoria di luglio perchè i soldi spesi avevano indebitato notevolmente la contrada. Al posto di Ezio Mori fu chiamato un certo Stacchini che, vista l'aria che tirava, si dimise appena ricevuto l'incarico che fu ricoperto dal Cancelliere Grassi, il quale, coadiuvato dallo stesso Mori, portò il cappotto nella Giraffa con una spesa esigua. Un fatto analogo accadde nell'agosto 1923, sempre nella Giraffa. Il Capitano Pacini spese quasi il doppio delle risorse che la contrada aveva investito nel Palio, non si ripresentò più in contrada e lasciò la Giraffa indebitata fino al collo... Un altro Capitano che non aveva grossi problemi nello spendere a dismisura ed a fare strani imbrogli fu Pietro Lazzerini detto "Zatta": Nell'agosto 1871, era Capitano nell'Aquila e vinse il Palio col cavallo scosso, alla fine della carriera rimproverò aspramente il suo fantino Mascherino che, cadendo troppo tardi, aveva fatto saltare i suoi piani che dovevano favorire il successo dell'Istrice. Dopo solo tre anni lo Zatta si trovò a gestire gli affari palieschi della Pantera, insieme al Capitano Terenzio Dinelli. La Pantera vinse con Dante Tavanti detto "Citto" su Stornino, ma la spesa fu enorme, gli imbrogli di Zatta vennero a galla, così come i debiti, che ne causarono l'allontanamento dalla contrada. In Stalloreggi attesero ben trent'anni per vincere di nuovo, questa volta addirittura senza Capitano, l'incaricato Orazio Lenzi si dimise a poche ore dal Palio, il suo posto fu preso da una commissione formata dal Priore Comucci, che era chiocciolino, da un consigliere e dall'ex Capitano Sabatino Forni, che insieme guidarono al successo la Pantera. In altre occasioni fu il seggio della contrada a fungere da Capitano, come nella vittoria torraiola del luglio 1895 ed in quella istriciaiola del luglio 1914. Sempre nell'Istrice nell'agosto 1935 si verificò un episodio curioso, Capitano in carica era il Barone Fabio Sergardi il quale però era impegnato nella Campagna d'Africa, a sostituirlo con successo il mangino Mezzedimi, solo nel luglio 1961 il Barone ebbe la gioia di guidare vittoriosamente sul Campo la sua Contrada. Anche nel cappotto tartuchino del 1933 fu determinante l'apporto del mangino Augusto Mazzini, infatti, dopo la vittoria di luglio, il Capitano tartuchino, Jacopo rugani, partì in vacanza, lasciando tutto in mano al fido e navigato Mazzini. Spesso, come testimoniano questi episodi, i Capitani erano dei Nobili, magari poco partecipi alla vita di contrada, cosa che accadeva anche con molti Priori. A fare le fortune di questi Capitani erano appunto i mangini, esperti e scaltri nel gestire i partiti e abili nel trattare con i fantini. Esempio emblamatico di questa situazione fu il Capitano ocaiolo, Emanuello d'Elci Pannocchieschi, ben sei vittorie dal 1898 al 1919. Il Conte Pannocchieschi ebbe la fortuna di avere al suo fianco, fin dal luglio 1898, il "sor" Ettore Fontani, che insieme ad Ettore Tancredi detto "Bighino", Licurgo Martini detto "Cucchi" ed al fantino Angelo Meloni detto "Picino", fu il protagonista principale di quei successi ocaioli e come tale è tuttora ricordato a discapito del Capitano che compare solo negli elenchi delle vittorie. Non meno abile doveva essere Cesare Botti della Torre, dal quale il "sor" Ettore apprese molti segreti. Nel 1896 la Torre aveva vinto già a luglio e per fare cappotto era necessario "ammorbidire" il rivale più temibile, Genesio Sampieri detto "Moro" che correva nella Civetta, Botti stipulò con quest'ultimo un falso partito. Il Moro favorì la Torre, ma al momento di riscuotere ebbe un'amara sorpresa, i soldi del partito non erano stati depositati, dal vinaio che faceva da intermediario trovò solo un soldo di vino. Nei giorni seguenti il Moro cercò Botti, ne scaturì una rissa furibonda, ma la Torre aveva vinto il Palio e contava solo questo. Il novecento si aprì con un'interessante novità, accanto ai Nobili iniziarono a ricoprire la carica di Capitano anche artigiani, Burroni della Giraffa era un falegname, bottegai, Grassi del Drago era cartolaio, addirittura degli stranieri. Nel luglio 1903 Capitano vittorioso del Drago fu Jerry Eldbridge, sempre in quegli anni, secondo alcune testimonianze da verificare, fu Capitano del Bruco lo scrittore americano William Heywood. Ma il Capitano straniero più famoso e vittorioso fu senza dubbio il Marchese Leone de Groleè Virville che portò la vittoria nella Chiocciola in tre Palii dell'Assunta consecutivi, 1924-25-26. Da Londra ogni anno il Marchese si recava a Siena, per lui il Palio era un gioco d'onore in cui bisognava primeggiare a tutti i costi. Per la Chiocciola era disposto a spendere delle cifre esorbitanti, basti pensare che ricompensò Ottorino Luschi detto "Cispa", fantino vincitore nel 1925 e nel 1926, con una casa ed un terreno. Un pò meno munifici del Marchese, ma lo stesso generosi, furono Giulio Frati del Bruco che nel 1907 si accollò tutte le spese della vittoria nel Palio di luglio, la stessa cosa fatta nel luglio 1929 dal lecaiolo Duilio Fantacci che voleva dedicare a tutti i costi una vittoria alla figlia. In quanto a generosità non vanno dimenticati Sabatino Mori della Civetta ed Ettore Bastianini della Pantera. Mori fu un Capitano per tutte le stagioni, due vittorie negli anni quaranta ed altre due negli anni settanta, alla sua morte lasciò tutto il suo patrimonio alla Civetta. Ettore Bastianini, baritono di fama mondiale, guidò alla vittoria la Pantera nel luglio 1963 e grazie al suo apporto finanziario permise alla sua contrada di acquistare i locali delle Sede e della Società. Dopo la prematura morte di Bastianini diventò Capitana della Pantera l'ultima compagna del baritono, l'americana Cynthia Wood, che rimase in carica solo un anno con poca fortuna, al contrario delle altre colleghe che l'avevano preceduta. La prima Capitana della storia del Palio fu Sobilia Palmieri Nuti che portò la vittoria al suo Nicchio già dal suo esordio, nel luglio 1947, ricalcando i fasti dello zio Antonio, che firmò le vittorie nicchiaiole del 1900 e del 1901. Negli successivi molte donne si cimentarono in questo ruolo difficile, da Carla Placidi Mazzarosa, alla guida del Leocorno per dieci anni con due vittorie, alla Marchesa Maria Pace Chigi Zondadari Miscittelli firma storica dell'ultima vittoria della Torre nell'agosto 1961. Ma la donna che si impose più all'attenzione come Capitano fu senza dubbio Kinda Barzellotti del Drago, tre vittorie su tre carriere corse, dall'agosto 1962 al luglio 1964, passando per l'agosto 1963. In occasione dell'ultima vittoria la bella Kinda guidò "telefonicamente" la sua contrada dal Sud Africa dove si trovava in viaggio di nozze. Altra donna Capitano protagonista negli anni sessanta fu Vittoria Bonelli Barabino, della Selva, due vittorie caratterizzate dal solido legame col fantino Bazza, proprio come Anna Maria Befani del Montone, ultima donna a vincere un Palio da Capitana, nel settembre 1986, bissando il successo del luglio 1982, con Il Pesse protagonista in entrambe le occasioni. Fra le Capitane da non dimenticare le figlie d'arte. Lucia Cioni del Nicchio, figlia di Mario detto "Baffo blu" condottiero nicchiaiolo con tre vittorie negli anni sessanta, vinse nell'agosto 1981. Aurora Cialfi figlia del Capitano panterino Alessandro, vittorioso nel 1926 e nel 1951, non ebbe la stessa fortuna del padre. Le dinastie dei Capitani non sono mai mancate, dai Sergardi Biringucci divisi fra Istrice e Lupa, ai Rugani protagonisti per mezzo secolo, Jacopo e Remigio nella Tartuca, Fabio nella Selva, ai Bonelli, Vittorio artefice della rinascita selvaiola con quattro successi e la già citata Vittoria, ai Neri, Dario e Roberto nell'Onda ed Achille del Nicchio. Fra i più titolati di sempre Guido Rocchi del Nicchio, ben cinque vittorie, dal 1920 al 1932, con una fine un pò ingloriosa dopo i fatti che portarono alla rottura del TONO nell'agosto 34. Anche famosi cavallai furono Capitani, Menotti Busisi della Torre, due vittorie, Dedo Pianigiani del Montone, tre vittorie, entrambi appassionati di cavalli e "devoti" del grande Ganascia, loro pupillo. Negli anni novanta di spicco la tripletta ocaiola di Fulvio Bruni, il cappotto della Giraffa guidata da Fabio Caselli. Ecco nel dettaglio tutti i Capitani vittoriosi del novecento. |