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GIRAFFA IN TRIBUNALE
Dopo i fatti della carriera del luglio del 1849, forse per la prima volta, il Palio finì
nelle aule di un tribunale.
Ad intentare causa contro il Comune di Siena fu la Giraffa, che rivendicava il successo
di quel Palio, assegnato invece al Montone.
L'episodio contestato avvenne alla mossa.
Il fantino del Montone, David Bianciardi detto "Sagrino", aveva intuito che il suo cavallo,
un morello di proprietà di Cesare Vigni, da scosso aveva molte più possibilità di vittoria.
Sagrino, nono al canape, mentre le altre contrade erano pronte a partire, scese da cavallo ed
iniziò a nerbarlo violentemente.
Il morello del Montone partì così benissimo e rimase tra i primi per tutta la carriera.
Al terzo giro il duello si risolse a favore dello scosso che, in una volata incertissima,
riuscì a precedere il fantino della Giraffa, Giuseppe Buoni detto "Bonino figlio".
La Giraffa ricorse al Tribunale ordinario, ritenendosi danneggiata dal comportamento di
Sagrino.
Ma la richiesta giraffina non fu accolta, in nessuno dei due gradi di giudizio, anzi la contrada
fu condannata al pagamento di un'ammenda molto salata.
In pratica, anche in quei tempi lontani, la giustizia ordinaria riconobbe che
per i fatti di Palio fa testo solo ed esclusivamente il Regolamento della carriera.
In seguito a questo episodio il Regolamento del Palio fu rivisto e modificato.
Fu, infatti, vietato ai fantini di scendere volontariamente da cavallo durante la mossa, per
astenersi dalla carriera o per far correre il cavallo scosso, pena la squalifica.
Nei decenni seguenti non sono mancati episodi analoghi.
Nello Magnelli, nell'agosto 1927, per il Bruco, scese da cavallo astenendosi dalla carriera,
pagò questo gesto con la squalifica che mise fine alla sua attività di fantino di piazza.
Stessa cosa fece Aceto nell'agosto 1966, nell'Istrice su Gabria, appena data la mossa scese
da cavallo e pagò questa sua irregolarità con un Palio di squalifica.
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