|
Ganascia
Nell'agosto 1930 la Tartuca tenne a battesimo uno dei più grandi fantini del
novecento, Fernando Leoni detto "Ganascia".
L'incontro fra la Tartuca e Ganascia fu abbastanza curioso e casuale.
Il babbo di Ganascia, Domenico Leoni detto "Moro", vincitore di due Palii nel 1910 e nel
1919, era deciso a lanciare il figlio e propose ai dirigenti della Torre di montarlo.
Ma nella Torre preferirono tenersi Leopoldo Torzoni detto "Smania", il ventiduenne
Ganascia, alto e dinoccolato, non sembrava adatto per correre in piazza.
Ma il padre di Fernando non si arrese e propose il figlio alla Tartuca.
Il Capitano Remigio Rugani ed il factotum tartuchino Augusto Mazzini vollero dare fiducia
a quel giovanottone di Monticello Amiata.
Per le sue grandi mascelle gli fu messo il soprannome di "Ganascia", che entrò subito
nella storia del Palio.
La Tartuca aveva avuto in sorte Carnera, un soggetto di poche speranze, che era stato
affidato in un primo momento a Ferruccio Funghi detto "Porcino", fantino di gran stazza,
proprio come la cavalla.
Porcino fu "smontato" e Ganascia prese il suo posto, dimostrando subito ai tartuchini di
non essere uno sprovveduto, del resto in provincia aveva vinto tantissime corse sin dall'
adolescenza.
Ganascia si dimostrò espertissimo anche nella gestione della cavalla, Carnera, infatti era
molto grassa, tanto che molti nella stalla della Tartuca sospettavano fosse
inconta.
Il giovane fantino allora prese in mano la situazione ed ordinò agli addetti alla stalla
di preparare un pastone di legumi e carote da somministrare alla cavalla, insieme a del sale
inglese ed un clistere di quattro fiaschi di camomilla !
Carnera si liberò del "peso superfluo", ma in Tartuca le speranze di vittoria erano lo stesso
molto limitate, infatti la dirigenza fece dei partiti molto alti per puntare più che altro ad
incassare soldi.
Ma il Palio andò in maniera del tutto imprevista, Ganascia e Carnera partirono sesti, dietro i
favoritissimi Torre, Oca e Bruco, preceduti anche da Lupa ed Aquila.
Al terzo San Martino la carriera sembrava destinata a risolversi in una lotta fra Torre, Bruco ed
Oca, ma una rovinosa caduta coinvolse le tre battistrada, favorendo Lupa e Tartuca che sembravano
ormai tagliate fuori.
Si accese un duello fra Canapino, Fantino della Lupa e Ganascia, il quale spingendo al massimo
Carnera e lavorando di nerbo come un veterano, portò alla Tartuca una vittoria
insesperata.
Dopo quell'impresa, il rapporto nato quasi per caso fra la Contrada della Tartuca e Ganascia si
consolidò e raggiunse il suo apice nel 1933.
Ganascia conquistò per la Tartuca uno storico cappotto, montando in entrambe le occasioni Folco e
precedendo sia a luglio che ad agosto la Lupa.
Per quella "doppietta", Ganascia ebbe in regalo dalla Tartuca la camera matrimoniale nuova.
Nell'agosto 1938 l'idillio fra Ganascia e la Tartuca finì nel peggiore dei modi, dopo un Palio
che li vedeva assoluti favoriti.
Alla Tartuca toccò il grigio e velocissimo Ruello, alla rivale Chiocciola toccò invece lo
sconosciuto e modesto Sansano.
La carriera però fu vinta proprio dalla Chiocciola, con un determinatissimo Tripolino.
Ganascia subì una durissima contestazione dai tartuchini che l'accusarono di essersi venduto.
Il fantino rimase assediato per molte ore nei pressi dell'entrone, in poco tempo i tartuchini
dimenticarono tutte le vittorie di Ganascia che dopo questo episodio non corse più nella
Tartuca.
|